Guida · 7 min di lettura
Forfettario o ordinario: come cambia il business plan
La scelta del regime fiscale non è solo una questione da commercialista: cambia i margini, la cassa e persino il prezzo che puoi permetterti di praticare. Capire come forfettario e ordinario incidono sul business plan ti aiuta a scegliere con cognizione — e a modellare correttamente i numeri.
Le due logiche in breve
Il regime forfettario tassa il reddito in modo semplificato: non deduci i costi reali uno per uno, ma applichi ai ricavi un coefficiente di redditività stabilito dal tuo codice ATECO, e sul risultato paghi un'imposta sostitutiva. In cambio della semplicità perdi la possibilità di scaricare i costi effettivi e non applichi l'IVA.
Il regime ordinario segue le regole piene: paghi le imposte sul reddito effettivo (ricavi meno costi realmente sostenuti), applichi e gestisci l'IVA, e hai più adempimenti. È più complesso, ma se hai molti costi deducibili o superi le soglie del forfettario diventa la strada obbligata — o la più conveniente.
Come Scenio li modella per default
Nel motore di Scenio i due regimi partono da questi valori predefiniti, che puoi modificare in base alla tua situazione:
- Forfettario: coefficiente di redditività 67% (varia con il codice ATECO) e imposta sostitutiva 15% — che può scendere al 5% nei primi anni per le nuove attività. Nessuna IVA applicata.
- Ordinario: un'aliquota effettiva del 27,9% come sintesi del carico fiscale sul reddito, e IVA gestita (22% di default) con liquidazione periodica.
L'IVA cambia la cassa, non solo le tasse
Questa è la differenza che più spesso viene modellata male. Nel forfettario non applichi l'IVA: il prezzo che incassi è il prezzo pieno. Nell'ordinario l'IVA che incassi dai clienti non è tua — la versi allo Stato — e quella che paghi sui costi la recuperi. Il saldo si liquida periodicamente, e nel frattempo quei soldi entrano ed escono dalla cassa, spostandone il profilo anche quando l'utile non cambia.
Per chi vende a clienti privati (che non recuperano l'IVA), l'ordinario significa spesso un prezzo finale più alto a parità di incasso netto: un fattore competitivo concreto, non solo contabile. Per chi vende ad aziende, l'IVA è neutra per il cliente e pesa meno nella scelta.
Costi: quando l'ordinario conviene
La regola pratica è questa: se hai pochi costi, il forfettario tende a convenire, perché il coefficiente di redditività forfettizza una deduzione che nella realtà non avresti. Se hai molti costi deducibili — magazzino, personale, investimenti, affitti — l'ordinario può tassare un reddito effettivo più basso e risultare più vantaggioso, nonostante l'aliquota nominale più alta.
Nel business plan questo si vede subito confrontando i due scenari: a parità di ricavi e costi, quale regime lascia più cassa e più utile? Non è una domanda da risolvere a intuito: è un calcolo.
Attenzione alle soglie
Il forfettario ha dei limiti d'accesso — in primo luogo una soglia di ricavi/compensi annui (attualmente 85.000 €, con effetti se si supera un tetto superiore in corso d'anno) e altre condizioni di esclusione. Se il tuo piano prevede di crescere oltre quella soglia, ha senso modellare fin da subito il passaggio all'ordinario, per non trovarti con proiezioni costruite su un regime che non potrai più usare.
Modella entrambi e confronta
Il modo corretto di affrontare la scelta nel business plan non è deciderla a priori, ma costruire il caso base con un regime e uno scenario alternativo con l'altro, poi confrontarli sugli stessi numeri: utile, cassa, margine. Scenio ti permette di farlo — imposti il regime nel modello e vedi come cambiano i tre prospetti — così la decisione poggia su un confronto quantitativo, non su una sensazione.
Questa guida ha scopo informativo e non costituisce consulenza fiscale. Coefficienti, aliquote e soglie cambiano nel tempo e dipendono dalla tua attività: verifica sempre con un commercialista prima di decidere.
Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2026